Lettera aperta a Gianrico Carofiglio

Mi chiamo Silvia, ho (quasi) 30 anni e ho lasciato la mia città natale, Bari, nel 2016. Da allora ho vissuto tra Londra e Milano, costantemente alla ricerca di un’indipendenza e un’identità che alla fine sono riuscita a costruire solo parzialmente. Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con la mia terra natia, e quando una volta sono tornata a Bari per le vacanze pasquali del 2018, sono rimasta bloccata più a lungo del previsto dopo un ricovero improvviso: mi hanno infatti diagnosticato il morbo di Crohn, una malattia infiammatoria intestinale cronica. Durante la degenza ero piuttosto sconfortata, non solo per la scoperta della malattia in sé, ma anche perché non potevo andare a passeggio per le strade di questa città che forse, in fondo, stava iniziando a mancarmi. Fu allora che i miei genitori mi consigliarono di leggere il suo libro, “Né qui né altrove”, e questa fu una salvezza per me: è stato davvero come andarsene in giro per la nostra bellissima Bari. Nonostante la mia (relativa) giovane età, anch’io frequentavo spesso la Taverna del Maltese e mi si è stretto il cuore quando ho saputo della sua chiusura.

Sarebbe bello ricambiare questo viaggio di una notte a Bari con il viaggio di un anno a Londra di Sofia, la protagonista del mio primo romanzo – Biglietto di sola andata – che scappa proprio dalla città pugliese, ignara che dalla propria ombra e dal confronto con se stessi non si può scappare eternamente.

È proprio vero che lettura e scrittura sono salvifiche. Mille volte ancora: GRAZIE!

Silvia Scicchitano

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