“Papà mi stai ascoltando? Sabato c’è la serata di gala, quella organizzata dalla scuola. La mamma di Katia ha detto che può accompagnarci lei, ma servirebbe un passaggio al ritorno. Tu potresti venire a prenderci?”
“No, Alex, ho un doppio turno sabato. Ma poi, tra tanti giorni a settimana, perché fate queste cose sempre il sabato?”
“Ma cosa dici, papà, è normale che si scelga un giorno nel fine settimana per queste occasioni, no? E poi i genitori dei miei amici fanno un lavoro normale, 9-18, non come…come…”
“…come il mio vuoi dire?”
“Scusa, non intendevo…”
“So benissimo cosa intendevi. Come pensi può andare avanti la pizzeria se non faccio questi turni? Mi spacco la schiena mattina e sera per campare questa famiglia, e questo è il tuo riconoscimento”.
“Scusa papà, non volevo offenderti. Però la mamma di Katia ci accompagna ovunque, al compleanno di Lisa, di Giorgio, a comprare i libri di scuola, al lago…”
“Se è tanto brava, perché non può venire a riprendervi sabato?”
“Ma avrà anche una sua vita poverina, forse andrà a cena col nuovo compagno”.
“E non possono venire a prendervi insieme a fine serata?”
“Ma se ha detto che non è disponibile, lei che solitamente lo è, vuol dire che è proprio in difficoltà. Per una volta, ci puoi aiutare tu? Sabato è anche l’anniversario in cui io e Katia ci siamo conosciute”.
“Ho detto di no, non farmelo ripetere”.
“Ma puoi fare un cambio turno…”
“No! Un cameriere è malato e l’aiuto cuoco si è appena licenziato, il personale è ridotto e la clientela è sempre meno, sai che vuol dire? Ma cosa ne puoi sapere tu…dai, per questa volta rinuncia, magari ci andiamo a prendere un gelato al molo domenica, da quella gelateria che ti piace tanto”.
“Sono diventata vegana un anno fa ormai, ancora non l’hai imparato”.
“Ma i vegani non mangiano carne, pesce e uova, mica il latte”.
“Quelli sono i vegetariani! Non hai nemmeno notato che a colazione bevo il latte d’avena. E pensare che lavori nella ristoraz-…”
“È bene per te che tu non finisca quella frase.”
“-ione…scusa…”
“Scusa un corno! Sei in punizione. E alla festa non ci vai, nemmeno se trovi il passaggio di ritorno”.
“Cosa…ma io voglio andarci papà! È la festa di fine anno scolastico, ci saranno tutti i miei compagni di classe, ci sarà tutta la scuola! Ho anche già comprato il vestito per l’anniversario con Katia!”
“E con quali soldi l’hai comprato?”
“Con la paghetta che mi hai dato nelle ultime settimane: ho messo da parte quello che mi serviva e ieri ho comprato il vestito ai saldi, da OVS”.
“Ecco, brava, sperpera il denaro faticosamente guadagnato per darti una vita migliore. E io che pensavo che li mettevi da parte per studiare, per avere un futuro migliore del mio. Invece sei proprio una ragazzina viziata, ecco cosa sei! Tu a quel ballo non ci vai”.
“Ma papà”
“Ormai ho deciso”.
“Io…io…”
“Io cosa? Non sai più neanche parlare adesso? E sarei io quello che non ha finito gli studi.”
“Se la mamma fosse qui, avrebbe trovato una soluzione a tutto! Non vivremmo in questa catapecchia, non mangeremmo cibo comprato al discount, non andrei in giro con vestiti di seconda mano e soprattutto non dovrei avere sempre a che fare con una persona detestabile come te! Tu non sarai mai come lei! Vorrei che fossi morto tu al posto suo. Io…io ti odio!”
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